11 aprile 2018 ~ 0 risposte

Buonuscita lavoratori Poste italiane, importi in pagamento

Le novità relative al pagamento della ex “BUONUSCITA” dei lavoratori di Poste italiane già in servizio prima della trasformazione di P.I. in Ente Pubblico Economico e poi in S.p.A. sono le indiscrezioni finite sui giornali a causa dei ritardi lamentati da molti ex dipendenti in attesa del pagamento degli assegni loro spettanti.
Cosa era accaduto ? Da articoli giornalistici (es. “Il Messaggero”) era trapelato che c’era un problema di disponibilità dei fondi necessari per pagare le BUONUSCITE destinate ai lavoratori cessati dal servizio, decorsi i tempi di decantazione che la LEGGE ha imposto a chi lascia anticipatamente il lavoro (es. uscite incentivate); in tali casi il “Trattamento di Fine Rapporto” (TFR) viene liquidato abbastanza regolarmente da Poste italiane nel giro di un paio di mesi, (laddove il dipendente avesse trasferito l’importo del TFR maturato insieme alla sua iscrizione al Fondo di Previdenza Complementare, consultare le indicazioni contenute nel sito web http://www.fondoposte.it/ nelle pagine dedicate), mentre l’accantonamento della ex Buonuscita attinente il rapporto di lavoro statale rimane di competenza della “Gestione Commissariale delle Buonuscite”.
A conoscenza dei ritardi dei pagamenti lamentati da molti ex lavoratori di Poste italiane, la FAILP CISAL è intervenuta per chiarire la situazione interessando direttamente uno degli attori coinvolti, cioè il MINISTERO DEL LAVORO, che ci ha risposto prontamente con la nota che alleghiamo, in cui risulterebbe che: “… In merito la Gestione Commissariale… omissis… ha comunicato alla scrivente che in pari data sono stati predisposti e trasmessi i flussi bancari relativi ai pagamenti in favore dei lavoratori postali cessati dal servizio il 31/12/2015, i quali avevano maturato il diritto all’indennità di buonuscita dal 1 gennaio 2018”.
Per gli approfondimenti consultare il sito web della “Gestione Commissariale Fondi Buonuscite Lavoratori Poste Italiane” all’indirizzo internet http://www.buonuscitaposte.it/
Un altra pagina relativa all’argomento è quella della cessazione dell’espediente adottato dai Governi per trattenere i fondi delle BUONUSCITE maturate in costanza di rapporto di lavoro statale, anche nei casi di trasformazione dei loro rapporti di lavoro da “Pubblico” a “Privato” nei quali, per l’appunto entrano in ballo le “Buonuscite” ed i “T.F.R.”
Su tale questione che ci ha penalizzato fino adesso sono state fatte solo un mare di chiacchiere, anche nelle delibere emanate da Organi Parlamentari, senza alcun concreto risultato per i lavoratori…, ne facciamo menzione nei documenti allegati.
Alla FAILP CISAL ed alla nostra CONFEDERAZIONE il merito di avere dato un contributo per risolvere il problema dei ritardi nei pagamenti.

CISAL.docx.pdf_signed (002)

Risoluzione XIComm. Camera Deputati

PILLOLE DI CONOSCENZA:

* l’indennità di buonuscita maturata fino al 28 febbraio 1998 é calcolata secondo la normativa vigente, corrisposta dalla Gestione Commissariale Fondo Buonuscita Lavoratori Poste Italiane.
* il trattamento di fine rapporto (TFR), previsto dall’articolo 2120 del codice civile, maturato dal marzo 1998 fino alla data di cessazione del servizio, viene liquidato da Poste Italiane S.p.A.
* Gli uffici della Gestione Commissariale delle Buonuscite dei lavoratori di Poste italiane sono aperti dal Lunedì al Venerdì, dalle ore 09:00 alle ore 13:00 e dalle ore 14:30 alle ore 16:30 in Via Carlo Spinola 11 – 00154 Roma: Tel.06-5125793 – Fax 06-5125860.
* Dal 1° gennaio 2014 sono stati introdotti nuovi termini di pagamento delle BUONUSCITE dei lavoratori statali ed assimilabili quali i dipendenti di Poste italiane per il periodo lavorato nell’Azienda Statale Autonoma Poste e Telecomunicazioni.
Chi va in pensione o lascia il servizio dall’1.1.2014 è incorso ed incorre nei rinvii dei trattamenti di BUONUSCITA secondo diverse tempistiche: un termine breve per le cessazioni dal servizio nei casi di inabilità o decesso. Invece allorché la cessazione dal lavoro intervenga (anche qualora non sia maturato il diritto alla pensione) in caso di dimissioni volontarie, o recesso da parte del datore di lavoro (licenziamento, uscite incentivate, etc.) deve trascorrere il termine di 24 mesi.

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