31 maggio 2014 ~ 0 risposte

LA PENSIONE COMPLEMENTARE INTEGRATIVA

F.A.I.L.P. C.I.S.A.L. LE NOSTRE SCHEDE. LA PENSIONE COMPLEMENTARE INTEGRATIVA (BENEFICI E TRATTAMENTI)

 

I FONDI PENSIONE “FONDOPOSTE” E LA PENSIONE PUBBLICA (lavoro dipendente)

L’ultima riforma del sistema previdenziale pubblico italiano, oltre ad incidere sui requisiti necessari per acquisire il diritto alla pensione (anticipata o di vecchiaia) ne ha modificato gli importi al di sotto delle soglie prima esistenti. Ci riferiamo all’introduzione dei tre sistemi (Retributivo, Contributivo e Misto) con cui l’ultima riforma del 2011 ha di fatto ridotto l’entità delle pensioni, perché a partire dal 1° gennaio 2012 e per tutti i mesi successivi vige soltanto il sistema del calcolo contributivo della pensione.

Lo scopo dei Governi, dalla riforma “Amato” a quella “Dini”, “Prodi” e “Monti”, riteniamo, che sia stato quello di ridurre la spesa pensionistica, per cercare di mantenere il massimo equilibrio possibile nei conti dell’INPS, l’Istituto previdenziale che mano a mano ha inglobato tutti gli enti di previdenza categoriali esistenti, fra gli ultimi lo stesso IPOST dei dipendenti di Poste Italiane. Il dibattito sulla convenienza della pensione complementare/integrativa è ancora acceso e c’è chi sostiene (conti alla mano) – ma occorrerebbe investire sapientemente nel risparmio - che mantenendo il proprio TFR in azienda, ciò frutti meglio rispetto all’iscrizione ad un Fondo Pensione Complementare: in quest’ultimo caso è previsto il conferimento di una quota del proprio TFR al Fondo Pensione (in misura integrale per coloro che hanno iniziato il primo rapporto di lavoro il 29 aprile 1993).

IL SISTEMA PREVIDENZIALE IERI ED OGGI

A partire dal 1996 le pensioni vengono calcolate sulla base dei contributi versati (il gruzzolo accumulato da ciascun lavoratore attraverso i versamenti previdenziali effettuati dal proprio datore di lavoro in tutto l’arco della vita lavorativa, che determina il “Montante Contributivo”, cui si applicano i coefficienti di trasformazione, volta per volta vigenti ed in continuo decremento in rapporto all’incremento delle soglie di vita e l’età anticipata del pensionamento). Ovviamente abbiamo semplificato i ragionamenti, tenuto conto che i dettagli sono disponibili nelle guide approfondite e complete presenti su internet (ad esempio nel sito della COVIP – l’Autorità di Vigilanza dei Fondi Pensione per il momento esistente (cfr. “spending review”).

Fino al 31.12.1995 le pensioni si calcolavano con il sistema Retributivo che determinava l’ammontare dell’assegno pensionistico sulla base della media delle retribuzioni percepite negli ultimi anni (in incremento per la crescita costante dei salari e dell’inflazione), applicandovi i coefficienti di trasformazione previsti. Tale sistema è valso ancora fino al 31.12. 2011, ma soltanto per coloro che già possedevano almeno 18 anni di contributi versati ai fini della pensione alla data del 31.12.1995, spartiacque fra l’applicazione del Sistema Retributivo e quello Contributivo. Infatti, i lavoratori che possedevano meno di 18 anni di contribuzione versata ai fini della pensione al 31.12.1995 sono passati al Sistema del Calcolo Retributivo per le anzianità maturate fino alla predetta data e del calcolo con il sistema contributivo per le anzianità maturate dal 1 gennaio 1996, il cosiddetto sistema Misto.

A partire dal 1 gennaio 2012 a tutti i lavoratori dipendenti, ai fini del calcolo della pensione pubblica dell’INPS, viene applicato il sistema contributivo per le anzianità lavorative che maturano da tale data in poi, mentre i coefficienti di trasformazione del montante dei contributi utili ai fini del calcolo della pensione saranno costantemente monitorati ogni tre anni e (presumibilmente) progressivamente ridotti. Con le varie riforme e tagli c’è chi stima che il Governo potrà risparmiare nella spesa pubblica per il capitolo pensioni una cifra che produrrà nel tempo (fra il 2012 ed il 2018) un risparmio di circa 639 milioni di euro netti.

Esempio di come cambiano i coefficienti di trasformazione dei montanti pensione Anno 2010 Anno di età al pensionamento 57 Entità del coefficiente 4,419
Anno 2013 Anno di età al pensionamento 57 Entità del coefficiente 4,304
Anno 2010 Anno di età al pensionamento 60 Entità del coefficiente 4,798
Anno 2013 Anno di età al pensionamento 60 Entità del coefficiente 4,661

 

Senza entrare in ulteriori particolari, il risultato delle riforme pensionistiche determina che nel tempo si andrà in pensione a fine lavoro sempre più tardi (allungamenti del requisito dell’età per gli incrementi della speranza di vita) e con un trattamento progressivamente minore, salvo radicali cambiamenti nelle attuali regole, ma con squilibri contabili per le Casse degli Enti previdenziali, che anche a causa del minor numero di occupati rispetto agli anni passati, vedono diminuire i versamenti contributivi dei datori di lavoro. Allora ecco spiegata la necessità, soprattutto per i più giovani, di realizzare una Pensione Complementare integrativa rispetto a quella pubblica dell’Inps, a copertura del minore reddito che si andrà a determinare allorché si passerà dalla fase di lavoro attivo a quella di pensionato, con le ricadute dei minori introiti che potranno superare il 30 / 35%…

 

Esempio di lavoratore o lavoratrice che iniziano a lavorare nel 1998 a 25 anni e che oggi vantano un reddito da lavoro netto pari a 18.000 euro: essi potranno andare in pensione fra il 2038 ed il 2046 all’età di 65 anni e 9 mesi, con un tasso di sostituzione del 67,1% ed un gap rispetto al reddito da lavoro, che all’atto del passaggio in pensione produrrà una riduzione del 32,9% (reddito netto ante pensione stimato in € 25.818 / Pensione netta anticipata di € 17.317). Qualora i due presi a campione decidessero di iscriversi ad un Fondo di Pensione Complementare a partire dal mese di giugno 2014 (nel caso dei dipendenti di Poste Italiane c’è FONDOPOSTE www.fondoposte.it, entrando nel comparto dell’investimento garantito (100% obbligazionario) essi ne riceverebbero già un miglioramento. Infatti, utilizzando un normale pensionometro (ma si possono fare altre simulazioni con gli strumenti presenti nel sito di FONDOPOSTE) si andrebbe a realizzare all’atto del pensionamento una rendita ulteriore dal Fondo Pensione, pari ad un tasso di sostituzione dell’11,2% (reddito annuale integrativo di 2.903 euro), che aggiunto a quello della pensione pubblica determinerebbe un tasso di sostituzione complessivo pari al 78,3 %, prossimo a quello dei genitori che andavano in pensione con l’80% della media degli ultimi stipendi percepiti.

L’ISCRIZIONE AL FONDO PENSIONE COMPLEMENTARE 

Si può ottenere una pensione complementare integrativa con l’iscrizione ad un Fondo Pensione Complementare, oppure con un Piano Individuale Pensionistico, ci possono essere vantaggi o svantaggi…, ma questa è materia di riflessione per tutti e di un attento esame del mercato delle Assicurazioni e delle Banche, salvo i rischi.

Nel caso del Fondo Pensione Complementare si sceglie di versare un contributo mensile dalla propria busta paga (provvede il Datore di Lavoro) e l’ammontare del proprio TFR che per i lavoratori che hanno iniziato il rapporto di lavoro dopo il 28 aprile 1993 è l’intero TFR (un’aliquota dell’accantonamento annuo del TFR, pari al 2,50% è il minimo TFR da versare a carico dei lavoratori il cui rapporto di lavoro sia anteriore al 29.04.1993). Con l’iscrizione al Fondo Pensione Complementare, al raggiungimento dei requisiti per la pensione si ottiene il trattamento scelto all’atto dell’ingresso (una prestazione di pensione complementare di rendita mensile, oppure la liquidazione del capitale accantonato fino ad un massimo del 50% della posizione individuale maturata); inoltre al maturare delle condizioni previste si possono ottenere anticipazioni sulle cifre accantonate, come già in vigore per il proprio TFR. Le Organizzazioni Sindacali sono presenti in FONDOPOSTE a monitorarne l’andamento, a garanzia dei lavoratori.

Il Fondo Pensione Complementare contrattuale quale è FONDOPOSTE (dipendenti di Poste Italiane), consente ad ogni iscritto di accantonare i contributi previdenziali ordinari da lui versati e di ottenere corrispondentemente, nel proprio salvadanaio previdenziale, un contributo accessorio che il datore di lavoro (Poste) gli versa mensilmente (oggi pari all’1,9% a fronte di una contribuzione minima del lavoratore/lavoratrice dell’1%), ma i lavoratori possono decidere di versare una contribuzione superiore per ottenere una pensione complementare più alta e possono scegliere fra l’investimento delle cifre accantonate in un Comparto Garantito, oppure in un Comparto Bilanciato (cambiano i profili del rischio). Il Fondo ogni anno attualizza la posizione dell’interessato fornendone un rendiconto. L’iscrizione al Fondo Pensione Complementare determina benefici fiscali sulle cifre accantonate a tale titolo, che sono riportati nei documenti illustrativi dell’attività del Fondo Pensione nel sito web internet www.fondoposte.it

La F.A.I.L.P. è a disposizione dei lavoratori per ogni informazione, chiarimenti, oppure altre necessità.

Stampato in proprio: lì 30.05.2014. Segreteria Generale Via Barberini, 36 00187 Roma. Telef. 06.7005103 Fax 06.7005207 Mail failp@failp.it

 

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